Rinunciare al viaggio: quando partire non sempre è la soluzione migliore 2


Questo è un articolo che non avrei mai voluto scrivere.

Ho annullato il mio viaggio in Giappone.

Fonte: agrodolce.it

Si. E’ così.
Da un lato mi vergogno a dirlo, perchè per una cazzo di volta che l’ho sbandierato al mondo intero… settimana prossima non parto.
Il mio sogno.
Il sogno di una vita.
Di quelli che appena prenoti non vedi l’ora e il viaggio inizia sei mesi prima, quando clicchi su quel tasto “acquista” e ti arriva la conferma di prenotazione del volo.

Ma la vita è imprevedibile.

Non puoi sapere cosa ti accadrà nel futuro e cosa accadrà intorno a te. Ed ecco che, in un attimo, ti ritrovi a scrivere prima alla tua amica in Giappone che andrai a trovarla a Tokyo, e dopo tre giorni che non potrai farlo, perchè rinunci al viaggio.

In Italia si è raggiunto il panico più totale.

Dove vivo io e nell’hinterland di Milano nord abbiamo ordinanze restrittive fino al 1 marzo compreso sul non andare in luoghi affollati, scuole e università chiuse, locali che chiudono alle 18 e riaprono alle 6, ecc… la realtà è che ci stanno mettendo “in quarantena” per evitare che si diffonda il Covid-19 a macchia d’olio
Sono d’accordo con questa misura: più stiamo in casa (o comunque non in luoghi affollati) e più evitiamo di diffonderlo, ma… c’è modo e modo di reagire. C’è gente che si è lasciata prendere dal panico e non sta capendo più niente. Stanno assaltando i supermercati manco fossimo in guerra, comprando beni di prima necessità e amuchine a go go (menomale che c’è l’ordinanza di non andare nei luoghi affollati).

La Coop di casa mia, alle ore 14 del 24 febbraio 2020

Sono una persona molto logica e ragionevole, ho sempre odiato i falsi allarmismi, ma vi posso assicurare che domenica scorsa all’Esselunga (ero a fare una spesa normalissima, non immaginavo tutto ciò) ho visto il delirio nella gente e sono rimasta sconvolta.

“Gli anziani e quelli con patologie pregresse sono i più a rischio! Niente panico inutile, per favore!”

E’ vero tutto quello che dicono: che sono gli anziani e le persone con già patologie gravi ad essere più a rischio e quindi di stare tranquilli ecc… Ma voglio ricordarvi che tra quegli anziani potrebbero esserci i nostri genitori, nonni, famigliari e amici. Veramente è giusto minimizzare il problema?!

E… i pazienti oncologici?!

Nessuno nomina mai i pazienti oncologici, anche loro a rischio perché hanno le difese immunitarie a terra… e io faccio parte di quella fetta.

Non mi sono mai lasciata prendere dal panico, mai, nemmeno quando c’erano attentati terroristici a go go anni fa, son sempre partita. Ma l’esperienza che ho avuto l’anno scorso in Thailandia mi ha scosso… avevo paura di potermi ammalare nuovamente in Giappone, per lo più di un’influenza di cui non si ha ancora una cura definitiva. Ora, con i nuovi casi (più di 220 qui in Lombardia) e la psicosi che c’è qui in Italia il problema sta diventando l’opposto: ora c’è il rischio che sono gli altri stati a non volerci tra i piedi.

Ho tante domande senza risposta, come per esempio… “Mi faranno partire il 5 marzo da Milano? E se dovessi manifestare il virus in Giappone come faccio lì da sola? E se Marco non potesse partire (lui parte due settimane più tardi di me)? Queste risposte non me le posso dare adesso. Qui e ora.
Mi sono presa 3 giorni per decidere, mettermi “a terra”, radicarmi, meditare e praticare i miei mantra. Mi sono data del tempo per scegliere in maniera razionale e non dettata dall’ansia.

La scelta che ho fatto è stata ragionata. Non partiamo, punto.

Quando l’ho deciso definitamente, in accordo con Marco, ho avuto una crisi di pianto intensa. Il mio sogno… ho rinunciato al mio sogno.
Era lì… lo accarezzavo da così tanto tempo, mi aveva così tanto coccolato il cuore. Quando mi hanno operato due volte, quando facevo le terapie… io pensavo al sogno, al mio viaggio di riscatto, di rinascita, al mio viaggio della gratitudine. Si, un viaggio per dire “grazie per avermi concesso ancora del tempo per crescere e far del bene a questo mondo”.

Fonte: skyscanner.it

Anche nelle cose brutte c’è sempre del positivo.

Una volta deciso di rinunciare al viaggio (con le perdite economiche che ne conseguono ma quello è il meno), ho iniziato a cercare tutti i lati positivi del rimanere qui in Italia. Alla fine sarei stata via per un mese intero e forse non avrei avuto il tempo materiale per studiare approfonditamente e portare a termine alcuni progetti importanti per la mia crescita personale e professionale (era comunque un rischio che ero consapevole di correre).

Inoltre… il tempio in cui sarei andata ad alloggiare, la fioritura dei sakura, Tokyo, gli onsen e tutto il Giappone in generale… stanno sempre lì, non se ne vanno. L’anno prossimo posso riprovare ad accarezzare quel sogno. Forse non era il momento di andare, forse ho fatto solo una piccola deviazione. Forse rimanere qui mi porterà verso la strada giusta.

Una carta d’ispirazione che ho pescato giorni fa.

E allora riparto da qui. Dal rimanere.

Andrà tutto bene.
Vi abbraccio.

firma Alessandra Cialone

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2 commenti su “Rinunciare al viaggio: quando partire non sempre è la soluzione migliore

  • Sara Chandana

    Hai pescato proprio la carta giusta, incredibile!
    Ti sono vicina e sei stata bravissima perchè l’importante è che tu abbia scelto da uno spazio di silenzio. Pensa che quest’estate sarei dovuta andare in Marocco per festeggiare i miei 40 anni. Un regalo dopo più di un anno difficile, che mi aveva segnata profondamente. Anche per me, quel viaggio, era stato un faro in momenti difficili e improvvisamente: puff! Restavo a casa. Ho solo rimandato, per partire al momento giusto: ottobre. Ed è stato un viaggio meraviglioso, segnato dalle beel coincidenze. A volte capiamo dopo ciò che la vita ci vuole dire. Nei momenti difficili mi dico che è facile avere fiducia quando tutto va bene, la sfida è stare nell’occhio del ciclone. In Giappone ci andrai, ti abbraccio.

    • Alessandra - Appunti di Consapevolezza L'autore dell'articolo

      Sara, anche io spero di capire perchè è arrivato tutto questo. Spesso non ho pazienza, ma la sto allenando con la meditazione e l’ascolto. Vedo che va molto meglio, ci ho messo “solo” 3 giorni per radicarmi bene, anni fa sarei stata in balia dell’ansia per almeno una settimana (con conseguenze fisiche devastanti). Continuerò a rimanere in ascolto.
      Mi dispiace che anche per te il viaggio in Marocco sia saltato, e sono al contempo felice per come sia andata dopo.
      Ti abbraccio anche io, e grazie!