Un pomeriggio a Stone Town, la capitale di Zanzibar


Ho passato solo un pomeriggio a Stone Town, e non posso dire di conoscere questa città. Ma sicuramente la prossima volta che andrò a Zanzibar, vi alloggerò almeno 3 giorni, per capirla meglio.
Ecco qui il racconto di quel pomeriggio.

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Dopo aver fatto un bellissimo tour tra la giungla e le coltivazioni di spezie zanzibarine, le nostre guide ci hanno condotto alla capitale Stone Town. Durante il tragitto cercavo di raccogliere quante più informazioni da custodire gelosamente nei miei ricordi. Occhi, emozioni e cuore sempre all’erta.

Scatti veloci.
Le foto non erano perfette come le avrei volute io, ma d’altronde non ci si poteva fermare.

Le strade erano asfaltate, di un colore chiaro, asfalto misto alla sabbia, ecco perchè. E poi, parliamone, a Zanzibar non è che asfaltano spesso come da noi. Va bene così.
Giungla, poi qua e là qualche casa.
Bancarelle che vendevano frutta a lato strada.
Siamo passati vicino ad una scuola, mi voltai sulla sinistra: i bambini erano fuori a giocare, alcuni ci guardavano e ci salutavano curiosi e con grandi sorrisi. Erano in divisa, le bimbe col velo. Ah, vero…Zanzibar è abitata per la maggiorparte da popolazione musulmana.
Siamo passati in un villaggio e lo abbiamo attraversato: case in muratura e lamiere convivevano tranquillamente.
Biciclette ovunque.

stone town sorroundings

stone town sorroundings

 

Finalmente arriviamo in città.
Ci “sbarcano” ed iniziamo il nostro tour guidato, che passa per il mercato.

mercato stone town

Devo ammetterlo, girare per Stone Town non è stato facile.
D’altronde era il primo mercato che visitavo al di là di quelli europei (ho visto quelli di Gerusalemme ed erano ben diversi, anche perchè non mi ero mai allontanata dalle zone più turistiche).
Ho dovuto diverse volte tapparmi il naso dagli odori nauseabondi che uscivano da alcune bancarelle del mercato, era aperto, ma quello del pesce in particolare mi ricordo che era in un complesso con degli alti soffitti, semi-chiuso.
Ricordo tante, tantissime mosche e vespe che giravano su quel pesce e sulla carne in esposizione. Ricordo di aver pensato “mio dio, mangiano questo…”. Si, mangiano anche questo.
Non ho scattato nulla, anche perchè mi sentivo a disagio.
Poi siamo riusciti all’aperto e ci hanno accolto tante bancarelle con spezie e frutta. Curiosavo, annusavo, guardavo, scattavo foto, ma sempre timidamente. Forse devo proprio a Stone Town la mia passione per i mercati!

mercato stone town

mercato stone town

 

Usciti dal mercato la guida ci ha condotto per le strade della città. Ogni tanto si fermava e spiegava qualcosa.
Ed eccoci davanti ad una porta meravigliosa, tutta fatta in legno intarsiato, con la scritta Allah Akhbar in caratteri dorati sullo stipite. Ah, ecco come si scrive in arabo (almeno così ci ha detto la guida).

allah-akhbar

 

Mi giro…E dietro di me vedo una casa completamente bianca ed un portone azzurro meraviglioso. Sulle scale antistanti la porta…due uomini chiacchieravano tra di loro. Uno di loro mi guarda, interessato. Io, più interessata al portone che all’uomo, chiedo se posso scattare una foto. Un sorriso e poi un diniego. Ok, va bene, niente foto. Rifletto, è stato anche gentile nel dirmi di no, dai.

Ritorno ad ascoltare così la guida.
Dopo un po’ mi rigiro e vedo che i due uomini sono andati via. Beh, ora posso scattare!

stone town

 

La guida ci ha mostrato una Stone Town stupenda, piena di antichi palazzi realizzati durante l’epoca coloniale e non solo. Ma ha parlato poco di quell’altra parte di città che ho visto, una città dalla moltitudine di volti e testimone di una lunga, lunga storia: una città multietnica e multiculturale. Influenze arabe, persiane, bantu, britanniche…Stone Town mi ha affascinato in una maniera indescrivibile, ma mi ha anche lasciato un po’ l’amaro in bocca, per quello devo tornare, magari stavolta senza guida. Voglio capire se quella sensazione è stato solo il primo impatto.
Case che si reggono in piedi con travi, scuole con finestre sbarrate (e ragazzi che ci guardavano dall’alto come se stessero in prigione), negozi di stoffe a porte aperte dove alcune signore ci abitavano letteralmente dentro (e questa cosa mi ha incuriosito molto!), negozi di abbigliamento, quadri ed altre stupende opere d’artigianato.

Casa Stone Town

“Casa delle stoffe”

 

Scuola secondaria Stone Town

Scuola secondaria

stone town

stone town

 

Finito il giro della città veniamo condotti al porto, dove sono rimasta esterrefatta da una moltitudine di bancarelle di street food! Ero troppo tentata di assaggiare qualcosa, c’era di tutto: pesce, carne fritta o alla griglia. Frutta, banane, di tutto. Mi sono trattenuta, ed ora mi chiedo perchè. Il Museo Nazionale – chiuso – faceva da sfondo a quel panorama di griglie, fumi e profumi.

Museo Nazionale di Stone Town

street food stone town

street food stone town

E mi sentivo felice, perchè stava arrivando il tramonto! A Zanzibar non sempre è possibile vederlo, dipende dove si alloggia. A Stone Town è possibile vederlo, come al nord-ovest dell’isola (Nungwi o Kendwa, tanto per citare le mete più conosciute).

Camminando per il porto curiosavo tra la gente: tante persone erano lì per fare la spesa, per passeggiare, per ammirare il tramonto…o semplicemente per divertirsi! Dei ragazzi facevano il tifo…ci avvicinammo e scoprimmo che stavano tuffandosi dal molo in maniera stravagante! E’ pericoloso! Forse. Ma loro non ci badavano, in fondo…per loro è tutto normale. Ho visto tanti di quei sorrisi che mi sono messa in mezzo anche io a tifare quei ragazzi! 🙂

Proseguimmo la nostra camminata, e dopo un po’ la guida ci lasciò tranquilli per salutare gli ultimi raggi del sole.
Ed ho ringraziato di poter essere lì, in quel momento. Ringrazio ancora adesso.

tramonto stone town zanzibar

tramonto stone town zanzibar

La guida, dopo averci fatto vedere da fuori la casa di Freddy Mercury (lo sapevate che era nato a Zanzibar?) ci ha salutato e siamo tornati dall’autista che ci ha ricondotto ad Uroa, a casa.

Non fossilizzatevi sul mare stupendo, la gente ospitale, i beach boys e le isole che scompaiono. A Zanzibar c’è molto, molto di più. Spero che il mio racconto vi abbia incuriosito – anche solo un pizzico – a visitare Stone Town, una città a cui va dedicato molto più di un pomeriggio.

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