(Paura di) volare da sola: appunti in volo e spunti di riflessione 


“Volo TP803 – MXP-LIS

Avevo proprio bisogno di piangere e sfogarmi. E l’ho fatto durante il decollo, quando normalmente sono super eccitata per la partenza e piango di gioia.

Questa volta non era gioia, era la tristezza di trovarmi da sola a volare per due ore e mezza, senza nessuno vicino a cui chiedere di stringermi la mano.

Sono ancora qui seduta in un posto vicino alle uscite di sicurezza mentre l’aereo traballa un po’ seguendo le correnti, un po’ come i volatili. Anzi, esattamente come loro. Come li invidio: per loro è naturale volare, vorrei che lo fosse anche per me.

 

Ora però voglio analizzare quello che ho appena scritto: ho detto che ho pianto perché mi sento sola, senza nessuno con cui parlare, senza nessuno a cui chiedere di stringermi la mano.

 

SONO SOLA E DEVO CAVARMELA DA SOLA. SENZA NESSUNO.
QUESTO È UN MIO PROBLEMA ANCHE A TERRA. 

Quando si tratta di fare cose importanti da sola ecco che arriva l’ansia (anche sulla terraferma): per tre volte in queste settimane sono dovuta andare a fare yoga e trattamenti da due signori. La mia collega non c’era, era in Giappone: ebbene, ansia a gogò, perché non c’era lei. Lei, che è collega ed anche amica, è come me ma ci diamo forza a vicenda. Stavolta no, sono dovuta andare da sola e mi è partita l’ansia che poi si ripercossa su tutto l’intorno: batticuore in auto, le dita delle mani sempre in movimento, mi sono svegliata diverse volte la notte, il pensiero che nei prossimi giorni sarei dovuta andare là. Poi una volta lì, sparisce tutto.

 

É ANSIA ANTICIPATORIA. 

Mi capita diverse volte e non solo quando si tratta di prendere l’aereo, ma durante la vita di tutti i giorni.

 

CAPIRE QUINDI CHE L’ORIGINE DELLA PAURA DI VOLARE NON È DATA DALL’AEREO, NON È DIFFICILE.

 

É proprio scritto qui: l’ho scritto io. Farsi un esame di coscienza, entrare dentro di sé, nel nostro profondo per capire chi siamo (come sto facendo ora), è fondamentale per superare la paura.

Voglio analizzare un’altra parte di me, partendo sempre dalla paura di volare.

 

LE TURBOLENZE. 

Alzi la mano a chi piacciono!! Credo a pochi: molti le trovano fastidiose (mi ricordo una persona che mi disse “mi fanno rovesciare il caffè addosso!”), ma molti le temono, me compresa.  Ma devo fare una distinzione: non le temo tutte, solo alcuni tipi. I leggeri traballii mi fanno sentire come se fossi su un treno o su un autobus, quindi automaticamente mi fanno venire sonno (il fatto che non riesca a dormire in volo è un altro paio di maniche): quelle che mi fanno paura sono i “vuoti d’aria”. Partendo dal presupposto che non esistono i vuoti d’aria e che questo fenomeno ha una spiegazione scientifica, le turbolenze sono aria che si sposta. Solo questo. Non c’è nulla di cui aver paura, eppure la sensazione di vuoto non mi piace e mi agita parecchio. Non faccio le montagne russe, né altro tipo di attrazione: sono una tristezza, vero? Già. Ma sono troppo sensibile, sto male fisicamente. Questi sbalzi li sento tanto anche in ascensore, per esempio. C’è una spiegazione psicologica anche in questo.

 

LA PAURA VIENE DALLE TURBOLENZE DELLA VITA, DAL FATTO DI NON POTERLE PREVEDERE, LA VITA UN ATTIMO C’È, E L’ATTIMO DOPO NON C’È PIÙ, I PROBLEMI ARRIVANO ALL’IMPROVVISO E DESTABILIZZANO.

STA A ME, A TE, A NOI, AFFRONTARLI SENZA PAURA. CON UN APPROCCIO DIVERSO. 

IL PRIMO LAVORO DA FARE È A TERRA. MA CONTINUARE A VOLARE É FONDAMENTALE.

 

C’è un’ultima cosa che non mi piace del volo.

L’ATTERRAGGIO.

 

Soffro di più in un’ora di volo che in un volo di 12 ore. Mi terrorizza proprio il toccare terra, il momento proprio dell’atterraggio. Anche questo probabilmente è legato ai fatti della vita, alle turbolenze, come atterrerò, come li supereró.

 

L’INCERTEZZA. LA FIDUCIA NEGLI ALTRI (bisogna fidarsi del pilota, lui fa il suo lavoro).

 

Devo lavorare su me stessa ancora un (bel) po’. Una cosa però mi fa onore, devo ammetterlo: NON MI TIRO MAI INDIETRO. NON CERCO UNA VIA DI FUGA, ANCHE SE VORREI SCAPPARE. SE NON AFFRONTO IO QUESTE PAURE, CHI LO FARÀ? NESSUNO. QUINDI? SONO SOLA. E DEVO ACCETTARLO. 

E allora….affrontiamo questo atterraggio, da sola ❤️”

Questo era un lungo sfogo scritto sul mio taccuino di viaggio durante il mio ultimo volo per Lisbona. Uno sfogo che poi è sfociato in una lunga riflessione ed analisi di me stessa.

Spero di non avervi annoiato con questo pippone, ma anzi spero di avervi dato un po’ di spunti per lavorare sulle vostre paure. Che si tratti di aereo, ascensore metro, bus, il metodo di analisi è lo stesso.

Anzi vi invito a fare quello che ho fatto io: analizzate cosa vi fa paura e scoprite un po’ più di voi stessi. Vi aiuterà molto. Poi se vi va, scrivete qui nei commenti cosa è venuto fuori, o se non avete voglia di condividere le vostre paure anche con i miei lettori potete scrivermi una mail a info@appuntidiconsapevolezza.it. Oppure tenetelo per voi, è un vostro lavoro interiore 🙂

Non è facile aprirsi così tanto con gli altri, non lo faccio quasi mai, ma in questi giorni ho sentito il bisogno di farlo, quindi se siete arrivati fino a qui, vi ringrazio.

Alessandra

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