Fotografare in viaggio: l’importanza dello storytelling 4


 
 
La fotografia in viaggio è fondamentale.
 
E’ una stampa indelebile, è la chiave per la porta dei ricordi eterni.
La mente può sfuocarsi nel tempo, ma uno scatto ti riporta alla realtà, sempre. Non deve avere filtri, o comunque non essere alterata. Mostra, riflette, informa, emoziona, esprime, racconta una storia o più storie. Una vita. Un momento. Un secondo. E’ per questo che si parla di STORYTELLING FOTOGRAFICO, ossia raccontare una storia con le fotografie.
Ma come si fa a raccontare una storia tramite la fotografia?
Vi dico come lo faccio io, non è un manuale professionale, ma la mia personale esperienza dopo una vita a rincorrere la passione per la fotografia. Sono nata con la compattina analogica, sono cresciuta con quella digitale ed ora sto maturando con la reflex. Il mio motto è “c’è sempre da imparare”, quindi se vi va, dopo aver letto il mio post, raccontatemi come la pensate, come fotografate, se avete altri consigli da suggerire. L’interazione e la condivisione delle informazioni per me sono fondamentali!
Un racconto fotografico non comprende una sola immagine, di solito ne vengono selezionate diverse che piano piano catapultano l’osservatore nella storia. Ha un inizio, una presentazione, uno sviluppo, ha una fine. Proprio come un racconto narrativo. A volte invece basta una sola fotografia per dire tante cose.

Credo innanzitutto che per fare un buon racconto sia necessario utilizzare un buon strumento.

Cosa uso per fotografare?
 
In viaggio la reflexè la mia prima, fantastica alleata. Possiedo ancora una entry level, una Nikon D3100con un obiettivo base: posso fotografare paesaggi, ritratti e particolari, ma dopo due anni mi sono resa conto che questo obiettivo non mi basta più. E’ necessario un bel tele, ossia un obiettivo che permetta di fotografare soggetti a lunga distanza, riuscendo anche ad inquadrare nel dettaglio! Sarà uno dei miei prossimi acquisti, unito probabilmente ad un corpo macchina più importante.
La mia compagna a Verona
Di sera, nonostante abbia una macchina professionale, le fotografie possono risultare mosse per l’assenza di luce, allora mi aiuto con il cavalletto che mantiene fermo il corpo-macchina e da la possibilità di scattare a tempi di esposizione più lunghi di un secondo senza che il risultato sia un’immagine mossa.

Fotografia mossa, senza uso di treppiede, Gallipoli

 

Templo Debod, Madrid. Fotografia scattata con treppiede
Da pochi anni ho acquistato una nuova meraviglia: la macchina subacquea. E’ una Nikon Coolpix AW110, e mi ha accompagnato in tantissimi posti: Zanzibar, Cilento, Sardegna, Thailandia ecc…i risultati sono impeccabili, nell’acqua come sulla terra. E’ infatti diventata la mia compatta quando girovago senza reflex.
Fondale di Traganou Beach, Rodi

 

Fondali a Raya Island, Thailandia
A volte capita che non ho con me nessuna delle due macchine, e mi servo del mio Samsung Galaxy S5. Ormai gli smartphone hanno delle vere e proprie macchine fotografiche al posto delle fotocamere! Spesso posto su Instagram foto fatte con il cellulare.

Una foto pubblicata da Alessandra (@alecially84) in data:


Trucchetti fotografici
Questi che vi elenco sono gli accorgimenti che adotto nello scattare, alcuni acquisiti tramite letture di tecnica fotografica, altri semplicemente grazie a tanti tanti esperimenti!
Do molta importanza alla luce del Sole: cerco sempre di non perdermi gli scatti all’alba e/o al tramonto, poiché tutti i soggetti fotografati acquisiscono un’atmosfera particolare ottima per lo storytelling fotografico. Se si scatta in controluce il soggetto è solo una silhouette, mentre se si scattano soggetti o paesaggi illuminati dal sole, questi acquisiscono colori magnifici.
Silhouette al Museo d’Orsaay, Parigi
Adoro la regola dei terzi. La uso spessissimo nei miei scatti: l’immagine viene divisa idealmente in terzi, ottenendo così sei rettangoli, ed il soggetto principale viene localizzato nell’incrocio di queste “righe immaginarie”. Con questa tecnica ciò che si vuole risaltare salta all’occhio immediatamente, e la composizione risulta comunque armonica.
Regola dei terzi. Fonte: Fotografia Facile di Walter Meregalli

 

Poda Island, Thailandia
 
Quello che penso però è che non sia fondamentale seguire sempre la regola e le tecniche: a volte è bello uscire dagli schemi e sperimentare nuove idee. Se volete saperne un po’ di più e studiare un po’ di tecnica fotografica, vi consiglio di seguire Walter Meregalli, dal cui blog ho imparato (e imparo tuttora) veramente molto, e Marco Crupi, fotografo professionale. Sono migliorata a vista d’occhio!

Simmetrie catturate in un tramonto salentino, Puglia

Gli specchi d’acqua. Fiumi, laghi, mare, cascate, pozzanghere, riflessi ecc… Con la presenza d’acqua qualsiasi soggetto acquista un valore aggiunto. Inoltre mi servo a volte del filtro polarizzato per esaltare le profondità. Nei miei scatti più belli l’acqua è sempre la protagonista.
Gallipoli ed i suoi riflessi sull’acqua

 

Cieli sopra Lecco

Le fotografie monocromatiche. Ho sempre adorato gli scatti in bianco e nero, sembra che diano un’impronta vintage o comunque che scaturiscano una sorta di nostalgia, un ritorno al passato. Poi dipende dal soggetto: a me piace utilizzare il bianco e nero anche su strutture architettoniche, dove i dettagli, le forme e le linee vengono super esaltate.

Consiglio: è meglio scattare a colori e poi convertire la foto in bianco e nero aiutandosi con un software di post-produzione come Photoshop o Lightroom (io uso anche Picasa).
Padiglione Malaysia, Expo Milano

 

Una passeggiata a Verona, incontri.
Usare la profondità di campo per esaltare più o meno il soggetto della vostra storia è un’ottima scelta: è il fotografo a decidere quale soggetto evidenziare, il primo piano, lo sfondo, un piano centrale. Una parte dello scatto è rigorosamente definita, l’altra sfuocata. Per capire bene come padroneggiare questa tecnica vi rimando nuovamente al blog di Walter Meregalli.
Uso della profondità di campo: fiori nitidi su sfondo sfuocato, Roma EUR
Quali soggetti sono consigliati per un buon storytelling fotografico?
In questo paragrafo cercherò di  tramandarvi ciò che cerco nei miei esperimenti, ciò che mi colpisce e ciò che mi spinge a cliccare “mi piace” nelle foto degli altri, senza la pretesa di avere la scienza assoluta in mano.
Siti e resti archeologici.
L’atmosfera che si prova quando si cammina per le strade di un sito archeologico è qualcosa che faccio fatica ad esprimere: è un misto tra pelle d’oca, eccitazione, nostalgia e commozione. Immaginate solamente che secoli e secoli fa c’erano persone che camminavano sullo stesso suolo che ora state calpestando, che ai tempi c’era una città, un tempio, una strada, un foro, un sepolcro, una vita passata. E’ facile emozionarsi qui.
Paestum


Strutture e dettagli architettonici.
Che si tratti di chiese, ponti, strade, palazzi o altro, l’architettura mi ha sempre attirato. Dopo i siti archeologici, amo fotografare le architetture moderne, da ogni angolazione, in ogni particolare, perché si prestano ad infinite sperimentazioni e racconti. Nel mio prossimo viaggio a New York credo che avrò un sacco di possibilità di osare con questo tipo di soggetto!

Struttura in Piazza Italia, Milano EXPO
I fiori.
Immortalati in primo piano, sullo sfondo, così colorati, delicati, oppure fotografati con dettagli così nitidi e particolari che quasi sembra di sentirne il profumo. Nel loro ambiente naturale quale la natura, oppure in posti che mai ci si aspetterebbe: tra le rovine archeologiche, in una strada asfaltata, o chissà dove altro! Meravigliosi, direi, per qualsiasi tipo di storia si voglia illustrare, non trovate?
Lungotevere, Roma
Paesaggi.
Il mio primo amore, prima di sperimentare su altri generi. Di solito preferisco fotografare paesaggi con la luce giusta, quindi all’alba o tramonto, e senza nessuna presenza umana che ne “disturbi” la composizione, anche se a volte faccio eccezioni. Le foto paesaggistiche sono capaci di emozionare l’osservatore e di portarlo nella dimensione di chi scatta.
Limone sul Garda

 

Paesaggi ciociari, Monte San Giovanni Campano,  Lazio
Animali.
Selvaggi e non. Immersi e liberi nel loro habitat naturale se si vuole documentare la loro vita quotidiana, compagni di vita pelosi catturati in posizioni o smorfie improponibili, in gabbia se si vuole denunciarne l’abuso. Insomma, anche gli animali sono esseri meravigliosi da preservare e ammirare, da vicino come da lontano.
Una foto pubblicata da Alessandra (@alecially84) in data:

 

Scimmiette ad Ao Nang, Thailandia
Street art. 
Adoro l’arte e lo sapete. Ma in particolare l’arte urbana è in continua evoluzione, e per questo mi attira sempre e costantemente. La ricerco ovunque vada, e spesso mi servo di Instagram per scovarla, a volte invece la scopro per puro caso, la felicità all’improvviso!
La street art è ottima per fare dello storytelling: si può raccontare un progetto, una denuncia, un’abilità, un’ideale, una dedica d’amore, qualsiasi cosa.
Street Art lungo un canale di Bangkok, Thailandia

 

Murales, Madrid
Vicoli di città, particolarità di finestre, porticine.
Immaginate un borgo medievale, state camminando per le sue strette viuzze, ed improvvisamente vi imbattete in una finestra adornata da un vaso ricolmo di fiori colorati e vivaci: che fate, non scattate? Oppure una bicicletta appoggiata vicino ad un portone con una forma particolare o con impressa una poesia. Adoro gli scorci, le storie che alcuni posti sono in grado di raccontarti solo passeggiando tra le loro mura.
Lindos, Rodi

 

Scorci di Sperlonga, Lazio
Cibo.
Mi sto avvicinando ultimamente a questo genere, da quando posto articoli sul blog nella sezione dedicata alla cucina. Non ho molti accorgimenti da segnalarvi, ma vi confesso che Pinterest ha una forza ispiratrice pazzesca! Date pure un’occhiata alla mia bacheca e guardate cosa ho salvato, ci sono anche delle fotografie con dei trucchetti veloci per fare del vostro scatto un buon prodotto!
Anche lo street food è un ottimo soggetto per raccontare una storia: mercati, bancarelle, particolari di pietanze a noi sconosciute oppure talmente familiari che ci fanno venire alla mente luoghi, posti, situazioni ed emozioni.

 

Street food vicino al porto, Stone Town, Zanzibar
Riso fritto, Chiang Mai, Thailandia
Le persone.
Non sono mai stata tagliata per i ritratti o per fotografare le persone, in generale come in viaggio, e quindi non mi ci sono mai applicata più di tanto.  E’ stata la Thailandia a farmi cambiare idea: ho capito che più il mondo si allontana dalle nostre abitudini, e più attirano la mia attenzione. L’Asia in particolare ha delle abitudini di vita, stili e credenze che qui in Europa manco ci sognamo: non mi aspettavo un uragano di emozioni così. E la fotografia mi ha aiutato ad imprimere questo turbinìo, queste mie sensazioni così variegate, così veloci, così lente, così vere, mi ha aiutato a bloccarle lì e a portare l’osservatore a sentirsi parte di quell’emozione. Persone intente nella loro vita quotidiana: mercanti, pescatori, bimbi che si rincorrono, mamme che cullano i loro cuccioli, anziani che giocano, mangiano, pregano, amano. Persone che ti fermano per farsi una foto con te, perché lì sei tu il diverso. E loro sono curiosi, proprio come noi. Così diversi, ma così simili.
Poi ci sono quelli che non vogliono farsi fotografare. Ma qui si apre un altro mondo.

Fedeli a Chiang Mai, Thailandia


Bimbi, Giordania

 

Chiacchiere tra donne, Damnoek Saduak, Thailandia



Dubbi sul fotografare o meno
Ci sono storie che a volte bisogna tenersi per sé.
Ho sempre la reflex al collo, a volte sono talmente eccitata dal momento o dalla situazione che non riesco a fermarmi dallo scattare foto, sembro una pazza! Ma ci sono situazioni in cui mi trovo a disagioed istintivamente metto via la macchina. Quando vedo tanta povertà, bambini o persone disagiate, mendicanti, situazioni molto intime ecc…a volte non è necessario scattare. Oppure occasioni in cui una vocina si insinua nella mia testa e mi dice “smettila, non vedi che non ti stai godendo il momento?”.
Ecco. Quei momenti in cui ti rendi conto che non stai vivendo il qui ed ora è il momento in cui devi mettere via la macchina fotografica, stare in silenzio e ascoltare. Ascoltare cosa? Quello che hai dentro, quello che stai provando, quello che il mondo intorno a te ti sta dicendo. Stare in silenzio.

E gli autoscatti? Ed i selfie?
Non mi piace essere fotografata. Sinceramente faccio fatica a chiedere alle persone di farmi una foto, se non al mio moroso (che ormai è istruito a dovere!). Finora ho trovato ben poche persone che riescano a fare una fotografia decente o valorizzarmi in un contesto, e non lo dico per vantarmi, ma proprio perchè mi sento piena di difetti e mi vergogno. Allora bisogna ingegnarsi…e come? Con il treppiede e l’autoscatto col timer!
Spesso però si perde tempo: bisogna sistemare il cavalletto, inquadrare la zona dove il soggetto dovrà sistemarsi, accendere il timer, correre (!) e mettersi in posa…click! E poi si ritorna a controllare se lo scatto è di nostro gradimento…e se non lo è, si riparte col solito rito! Un po’ scocciante, no?
Però a volte i risultati sono veramente incredibili. A me piace in particolare mettermi a lato di un particolare che voglio valorizzare nella foto, e lo guardo: l’osservatore è naturalmente spinto a guardare quel dettaglio.
Autoscatto in un tempio a Sukhothai, Thailandia
I selfie invece sono più immediati e veloci, vedi subito come è venuto lo scatto, e puoi permetterti di ottenere ciò che vuoi in meno tempo, anche se il risultato non è lo stesso che con il treppiede. I selfie hanno comunque un certo fascino!
Selfie al Palacio Real, Madrid
L’ultimo consiglio che vorrei dare è di dare un titolo alla fotografia, oppure se si decide di condividere le foto sui socialscrivere un mini racconto, una citazione, una breve condivisione di emozioni. Il lettore è ancora più immerso così nel vostro mood.
 
 

Ecco terminato questo lunghissimo post sullo storytelling fotograficoSpero davvero che vi sia piaciuto, che vi sia stato utile e che possiate trovare ispirazione per i vostri futuri scatti.

Fatemi sapere cosa ne pensate!
 
 

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