Dubbi di una New-Backpacker Parte 2



Eccoci alla seconda parte dei “dubbi di una new-backpacker”! Stavolta sarà un post meno tecnico.
Perché la maggiorparte dei miei dubbi sono di natura diversa. Per voi ormai viaggiatori esperti saranno delle scemenze, ma non lo sono per me. Anzi, ci vuole coraggio per mettersi a nudo, come si diceva l’altro giorno con Carlotta di Una Penna in Viaggio. Tutto ciò che scrivo è per condividerlo con chi mi legge, e magari trovare qualche punto in comune e spunti di riflessione. 

Avrete sicuramente incontrato persone che hanno fatto almeno una volta nella loro vita un viaggio in solitaria zaino in spalla. Come non rimanere catturati dalle emozioni che traspaiono dai loro occhi quando raccontano ciò che han vissuto? Vogliamo parlare delle fotografie che portano a casa? Oppure di quanto sono cambiati al ritorno? Io ho sempre avuto una vera e propria ammirazione per loro, e nel mio cuoricino ha iniziato a fiorire un desiderio, quello di partire prima o poi per un’avventura del genere. Cosa mi ha impedito finora tutto questo?
 
L’Insicurezza. 
 

Sento questa parola pesare come un macigno sul petto, sulle spalle, nella mia testa. Perché anni e anni di insicurezze ormai sono aggrappate, incatenate, e sono difficili da rompere. 

I dubbi nascono dall’insicurezza.  
Che scoperta! – mi direte. Eppure a volte non ci rendiamo conto che le cose più ovvie le diamo per scontato. Il percorso di consapevolezza interiore aiuta anche a far luce su cose apparentemente banali, ovvie e spesso scontate, permette di conoscere un po’ più di se stessi, aiuta ad accettarsi e accettare, perdonare e lasciar andare, ma soprattutto a vivere nel presente, a godere delle cose semplici che abbiamo, ad essere più consapevoli e sereni. 
Il percorso inizia dall’ascolto interiore. Cosa ascoltare? Il proprio respiro, il cuore, per capire cosa vuole dirci. Può succedere che si inizino a “riconoscere le proprie paure”, i propri dubbi, come è successo a me.
Ecco ciò che mi rende fragile e che mi preoccupa riguardo questo viaggio in Thailandia, in particolare.  
 

1. L’insicurezza di stare da sola.
Volare sola, mangiare sola, spostarmi, essere dall’altra parte del mondo da sola. Quindi? Perché ho prenotato? E in Thailandia per giunta, dall’altra parte del mondo!

Perché in cuor mio, adoro stare da sola…! Inoltre l’Oriente mi chiamava da un po’, ma preferiva che non venissi accompagnata, almeno dall’Italia.  
Da soli si è più liberi, con meno catene. Vuoi visitare un museo? Puoi essere libero di starci 4 ore senza che l’altro dopo 2 ore – o anche meno! – ti mandi a quel paese. Vuoi meditare in un tempio ma il tuo amico di Buddha, pace e amore, non frega una mazza? Da sola puoi. Da sola puoi scegliere, ecco il bello! 
Quando si è soli, inoltre, non ci si sente giudicati da nessuno, se non da se stessi. Ci si butta di più, e si deve far conto solo su se stessi per le soluzioni ai problemi. 
Da sola posso permettermi, se lo voglio, di rimanere in silenzio, senza dover per forza avere un dialogo con qualcuno, pur circondata da una miriade di gente, ascoltare e basta. Questo per me è meraviglioso! 
E allora perché tutte queste paure? 
Potrei sembrare un’incoerente,  una pazza confusionaria. Si, forse. Ma preferisco dire che sono umana. Il mio cuore dice che quello di cui ho bisogno é pace, natura, silenzio e solitudine, ma il pensiero razionale ogni tanto fa capolino ed elenca tutte cose negative. “E se stai male? E se ti derubano? E se ti fanno del male? Da sola, ma sei pazza?! Con tutto quello che succede ecc…” Come farla tacere? L’unico modo che conosco è ringraziare la mente per gli avvertimenti, che starò attenta, e continuare ad ascoltare il cuore, l’intuizione. Lui non sbaglia mai. 
 
2. Dubbi un po più terra-terra. Organizzare la giornata, le varie gite, spostamenti, mezzi pubblici, Prenotare pernottamenti. Ho sempre fatto tutto ciò, ma mai da sola, e comunque mai prenotato un hotel per lo stesso giorno. E mi dico… “E se non trovo posto nell’hotel? E se non ci sono più bus o traghetti? E se arrivo di notte?” Si insomma, una miriade di seghe mentali. È che non mi piacciono gli imprevisti, le cose all’ultimo minuto, se qualcosa esce dai miei piani vado nel pallone. Credo che questo viaggio sia una sorta di “prova” per me da superare, in fondo…Ho deciso di partire anche per questo, dimostrare a me stessa che sono forte, che ce la posso fare, e rimanere serena anche con tutti gli imprevisti e cambi di programma. 
 
3. Conoscere persone, buttarmi. Sotto sotto sono una timidona, anche se da fuori non sembra. Faccio fatica a fare il primo passo. Vergogna, credo. Ho paura di perdere la faccia, in questo senso non sono poi così diversa dai Thailandesi (almeno da quello che ho letto nelle guide). Parto da sola, ma con la consapevolezza che vorrei conoscere gente proveniente da tutto il mondo, curiosare nelle loro vite, raccontargli della mia, e magari percorrere un pezzettino di viaggio assieme. Perché è bella la solitudine ed il silenzio, ma sono belle anche le risate, i balli, i sorrisi, le foto, gli abbracci, il casino fatto in compagnia, lo stare insieme, la condivisione! 

 
Dopo questo lungo post che sembra più uno sfogo, vorrei farvi leggere questo aforisma famosissimo di Mark Twain che mi ha non poco colpito, e mi ha costretto a riflettere, e a dire “ora prenoto”, nonostante tutto
 
“Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.”


In fondo, si tratta “solo” di buttarsi, no?
 
 
 

 

E voi?

 

 
Avete mai fatto viaggi da soli? Vi piacerebbe farlo?
Condividete le vostre esperienze con me…

 

 
 
 
 

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